Sicurezza polivagale. Attaccamento, comunicazione, autoregolazione

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Anno 2023
Autore Andrea Poli (a cura di)
Casa Editrice Giovanni Fioriti Editore

Con questo nuovo testo Stephen Porges ci porta all’interno del nucleo di ciò che la teoria polivagale intende per sicurezza e illustra approfonditamente gli aspetti teorici e applicativi attraverso i quali si possa promuovere. Nella sua formulazione originale, la teoria non offriva applicazioni alla salute mentale o ai disturbi psichiatrici, ma l’obiettivo era generare ricerche che portassero a comprendere come il sistema nervoso autonomo può influenzare il comportamento, la fisiologia e i processi cognitivi.
All’interno delle nostre istituzioni educative siamo stati abituati ad accettare il dettame coniato dal filosofo René Descartes “Penso, dunque sono” (cogito, ergo sum) (Descartes 1637 in Kennington 2007). Questa visione ha portato all’aspettativa culturale che la mente razionale ci definisca e che i sentimenti distorcano questa aspettativa e debbano essere limitati. La teoria polivagale offre una prospettiva alternativa a questa proposizione storica. In primo luogo, la teoria sostiene una prospettiva secondo cui non è il pensiero a definire la nostra esistenza, ma le emozioni e le sensazioni. In particolare, l’affermazione cartesiana rivista alla luce delle conoscenze della teoria polivagale diventa “Sento, quindi sono”. Un’affermazione coerente con l’attuale interesse per l’“embodiment” e con i resoconti dei sopravvissuti ai traumi che raccontano di sentirsi disincarnati e di provare un intorpidimento corporeo.
La filosofia di Cartesio ha portato a una suddivisione dell’esperienza umana in domini separati dipendenti dalla mente (attività mentali) e dal corpo (struttura fisica). La separazione tra mente e corpo, spesso etichettata come dualismo cartesiano, è stata coerente con la nostra visione del mondo cognitivo-centrica contemporanea, che si rispecchia nella separazione cortico-centrica tra cervello e corpo che domina gran parte dei modelli di trattamento medico e di salute mentale. Cartesio sosteneva che il processo decisionale razionale può essere sviluppato solo quando i giudizi non sono basati sulle passioni (cioè sulle sensazioni corporee). Questo dualismo è ancora prevalente nelle pratiche mediche attuali, soprattutto quando la malattia non può essere collegata a una specifica disfunzione d’organo. Quando le valutazioni cliniche oggettive dei fluidi corporei e/o dei tessuti non forniscono un indicatore clinico positivo che porti a un disturbo definito, i medici spesso presumono che il disturbo sia psichiatrico o psicosomatico e che il paziente debba ricevere un consulto e un’assistenza psichiatrica.
Secondo Damasio (1994), la prospettiva di Cartesio conteneva un errore fatale nel non riconoscere l’interazione dei sentimenti (cioè del corpo) con le attività mentali (cioè del cervello). Coerentemente con la teoria polivagale, Damasio (1994) sottolinea che le sensazioni corporee possono avere una potente influenza sui processi mentali. Pertanto, il pensiero razionale, come sostenuto da Cartesio, sarebbe un caso speciale di elaborazione mentale in cui il sistema nervoso autonomo non disturba la funzione cognitiva. Probabilmente questo caso speciale dipende da uno stato autonomico associato a sensazioni di sicurezza. Anche culturalmente siamo stati influenzati dal concetto di sopravvivenza del più adatto. Questo concetto è stato introdotto per la prima volta da Herbert Spencer (1851).
Spencer propose che l’autoconservazione individuale è il principio morale più importante. Il termine fu poi utilizzato da Charles Darwin (1859) in L’origine delle specie. Darwin suggerì che gli organismi meglio adattati all’ambiente fossero quelli che riuscivano a sopravvivere e a riprodursi al meglio. Nel corso dei decenni, la “sopravvivenza del più adatto” è stata spesso interpretata come sinonimo di sopravvivenza del più forte e del più aggressivo, il che suggerirebbe che il controllo delle risorse e l’accesso ai partner per l’accoppiamento potrebbero essere una metrica oggettiva della fitness e, in ultima analisi, il prodotto della selezione naturale.
A metà del XX secolo è emerso un modello più integrato che ha iniziato a conciliare le scoperte della genetica e dell’ereditarietà con la teoria di Darwin e la sua enfasi sulla selezione naturale. Il modello fu chiamato sintesi evolutiva o sintesi moderna e uno dei suoi promulgatori è stato il genetista russo Theodosius Dobzhansky. La rivelazione chiave fu che la mutazione, creando diversità genetica, forniva la materia prima su cui la selezione naturale poteva agire. Invece di essere spiegate in modo alternativo, la mutazione e la selezione naturale furono unite in questa
nuova sintesi. Questa sintesi ha portato a una prospettiva alternativa di fitness. Le intuizioni di Dobzhansky portarono alla seguente affermazione, spesso citata, per cui “i più adatti possono anche essere i più gentili, perché la sopravvivenza spesso richiede aiuto reciproco e cooperazione” (Dobzhansky 1962). Secondo Dobzhansky, è questa capacità di cooperare che ha permesso alle prime specie di mammiferi di sopravvivere in un mondo ostile dominato da rettili fisicamente più grandi e potenzialmente aggressivi. La perspicace affermazione di Dobzhansky converge con l’enfasi della teoria polivagale sulle transizioni filogenetiche nella neuroanatomia e nella neurofisiologia, quando i mammiferi sociali si sono evoluti a partire da rettili non sociali. L’aiuto reciproco e la cooperazione dipendono da un sistema nervoso che ha la capacità di ridurre le reazioni di minaccia per consentire la vicinanza necessaria a favore di comportamenti cooperativi e della co-regolazione. Nei mammiferi ciò è osservabile a livello neuroanatomico e neurofisiologico nei circuiti neurali riadattati che hanno origine nelle aree del tronco encefalico che regolano il sistema nervoso autonomo. Il sistema riadattato permette ai sentimenti di sicurezza
di coesistere con la socialità. I sentimenti di sicurezza e di minaccia reclutano risorse autonomiche diverse per ottimizzare la sopravvivenza. Tuttavia, il costrutto della sopravvivenza è spesso ampio e confuso. La sopravvivenza può essere definita in almeno due domini di competenza: uno interno al corpo e l’altro esterno al corpo. Sebbene sia necessario rispondere adeguatamente a entrambi i domini, il dominio interno deve precedere quello esterno. I processi interni si concentrano sul modo in cui il sistema nervoso gestisce la regolazione degli organi corporei e sostiene i processi omeostatici di base della salute. Questo è evidente quando si osserva la lotta per la sopravvivenza di un bambino nato prematuro, in pratica nato troppo presto perché il suo sistema nervoso possa gestire efficacemente le richieste omeostatiche.

In sintesi, le sensazioni di sicurezza e di minaccia sono interpretazioni soggettive del sistema nervoso autonomo che comunica attraverso l’interocezione con le strutture cerebrali superiori. Come esseri umani, ricerchiamo la sensazione di sicurezza per tutta la vita. La teoria polivagale declina questa condizione in un linguaggio neuroscientifico e psicologico con ipotesi testabili e indici neurofisiologici oggettivi. Dal punto di vista funzionale, questa ricerca di sicurezza è il prodotto del rispetto delle importanti funzioni della neurocezione e del potente ruolo della co-regolazione e di altri attributi della socialità come neuromodulatori che possono ottimizzare il benessere del sistema integrato mente-corpo.

Andrea Poli, Università di Pisa

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